Manuela Piancastelli e il suo Basile. Una videointervista di Mariamichela Formisano

Manuela Piancastelli e il suo Basile. Una videointervista di Mariamichela Formisano

C’era una volta e c’è una storia d’amore infinita tra le pagine di “Napoli, Zuccaro&Cannella. Cibi e vini da favola nel Cunto de li Cunti” di Manuela Piancastelli, giornalista, saggista e vignaiuola.

 

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Un amore mai dimenticato per Giambattista Basile, nato tra i banchi dell’Università e divenuto oggetto della sua tesi di laurea in Lettere Moderne, che Manuela Piancastelli rincontra nel tempo sospeso della pandemia.

 

Una coincidenza la scoperta che Basile morì nel 1632 di una malattia molto simile al Covid, un’epidemia influenzale che prendeva alla gola togliendo il respiro.

 

Meno casuale, invece, la voglia di rileggere il capolavoro di Giambattista Basile, “Lo Cunto de li Cunti”, seguendo un percorso condiviso e mai intrapreso prima da altri studiosi, ossia quello dell’amore di Basile per la sua Napoli seicentesca, metropoli moderna, multietnica, multilingue, unica in Europa per numero di abitanti, scambi commerciali, opulenza, e innamorata del cibo e dei vini che diventano poesia, fiaba, modi di dire, e tradizione giunta fino a noi.

 

Un amore dichiarato nell’addio a Napoli della fiaba “Il Mercante” che Manuela Piancastelli legge in questa breve intervista rilasciata prima di incontrare il pubblico del Capua il Luogo della Lingua e del “Circolo dei Lettori di Capua – Cose d’Interni” in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, edito da Valtrend con illustrazioni di Giusy Ghioldi, presentato il 4 dicembre scorso nella chiesa di San Salvatore a Corte per la rassegna “Terra di Madri scrittrici a Capua”.

 

 

“Ai tempi della mia laurea mi occupai di Basile e del suo rapporto con la società civile – spiega Manuela Piancastelli ai nostri microfoni – Da allora ad oggi mi sono occupata di tante altre cose dedicando molto del mio tempo e del mio lavoro al cibo e ai vini. Per questo ho trovato divertente rileggere Basile proprio cercando questi temi. Ed ho scoperto che Basile parla tantissimo di alimenti, di produzioni, e lo fa anche con una grande dovizia di particolari, disegnando una geografia alimentare emotiva come dimostra questo struggente addio del mercante a Napoli”.

 

Come era la Napoli ai tempi di Basile?

 

“Teniamo conto che la Napoli del Seicento era la più grande città d’Europa e del mondo conosciuto e questo significava multietnicità, con milioni di persone che provenivano da ogni dove, dalle architetture più ardite d’Europa, insomma una città caotica 400 anni fa come oggi”.

 

E come è la Manuela Piancastelli che oggi rilegge Basile?

 

“Credo che la ricchezza di ciascuno di noi stia nel vivere più vite. Per me è stato così, e ogni vita mi ha arricchito tantissimo. Ed io oggi sono la somma di tutto questo, pronta ad arricchirmi di tantissime altre esperienze ancora”.