

Candidare Capua a Capitale italiana del Libro
Capua è una città complessa.
Ha un passato straordinario, un presente fragile e un futuro che non è affatto scontato: un futuro che va costruito oggi, nel tempo che viviamo.
Le città sono organismi vivi: nascono, crescono, cambiano. E quando smettono di interrogarsi su se stesse, rischiano di spegnersi.
Capua conosce bene questo pericolo.
La desertificazione del centro storico, abitato ormai da una minoranza della popolazione, per lo più anziana e composta anche da cittadini immigrati, le difficoltà economiche che ne derivano, una diffusa perdita di senso civico: sono realtà evidenti, sotto gli occhi di tutti.
Non serve negarle né addolcirle.
Capua oggi è una città che soffre.
Ma è anche una città che continua a esercitare un’attrattiva culturale significativa, soprattutto verso chi arriva da fuori.
Persone che percorrono chilometri per partecipare a un incontro al Museo, a una presentazione di un libro, a un dialogo pubblico, a una proiezione cinematografica, a uno spettacolo teatrale.
Questo ci dice qualcosa di importante: nonostante tutto, Capua conserva un’identità culturale riconoscibile.
Sta a noi non disperderla.
È per questo che, da oltre vent’anni, con Capua il luogo della Lingua portiamo avanti con ostinazione un’idea diversa di città.
Un’idea che non rimuove i problemi, ma prova ad attraversarli con gli strumenti che conosciamo meglio: la cultura, la parola, i libri, la lettura, il dialogo.
In questi vent’anni non abbiamo costruito soltanto un cartellone di eventi. Abbiamo seminato relazioni. Decine di progetti con le scuole, centinaia di incontri con scrittori, filosofi, giornalisti e intellettuali, spettacoli, laboratori, percorsi formativi, un lavoro costante con il mondo dell’istruzione e dell’università.
Non per “fare cultura” come esercizio autoreferenziale, ma per costruire senso, cittadinanza, appartenenza.
In particolare per gli studenti, delle scuole e dell’Università Vanvitelli, che rappresentano una presenza giovane, vitale, quotidiana. Per dire loro che Capua può essere ancora un luogo in cui studiare, creare, pensare. Non solo una città da attraversare o da cui andare via il prima possibile.
Oggi credo che la scuola sia il nostro patrimonio più grande: lo specchio della storia di questa città, ma forse anche la chiave del suo futuro. Spesso dimentichiamo di possedere un capitale culturale enorme, che può diventare un motore di rigenerazione se messo in relazione con il capitale umano giovane che ogni giorno vive la città.
Le nostre attività non sono mai state pensate come un privilegio per pochi. Sono sempre state un invito aperto. Per questo la scelta dei luoghi non è mai neutra. Portare la parola dentro il Museo Campano, in spazi tradizionalmente dedicati alla conservazione, significa renderli luoghi vivi, attraversabili, democratici.
Storicamente Capua è stata un punto di riferimento culturale per l’intera Terra di Lavoro, anche grazie al Museo Campano. Recuperare questo ruolo significa superare ogni campanilismo e lavorare insieme con uno sguardo che abbracci l’intera provincia.
Il 2026 sarà per noi particolarmente impegnativo.
Il progetto elaborato dal Festival per il Museo campano e la sua biblioteca si è classificato all’11° posto su 598 musei a livello nazionale, ottenendo un finanziamento di oltre 85.000 euro dalla Direzione Generale dei Musei. È la dimostrazione che il lavoro serio, quando c’è, viene riconosciuto.
Dal 2020 il Festival è soggetto coordinatore del Patto per la Lettura del Comune di Capua, grazie al quale la città è stata riconosciuta “Città che Legge” dal Ministero della Cultura, titolo confermato anche per il triennio 2025–2027.
Il Patto non è una sigla formale, ma una rete viva di scuole, università, biblioteche, associazioni e cittadini che provano a costruire insieme pratiche condivise di cultura e partecipazione.
Il Patto per la Lettura è stato anche il primo passo verso una sfida più ampia: la candidatura di Capua a Capitale Italiana del Libro 2027.
Per noi non si tratta affatto di un’operazione di facciata, ma di un’occasione per attivare un processo virtuoso e costruire un progetto di città. Significa accettare la complessità, ascoltare il territorio, affrontare i nodi irrisolti, provare a immaginare un futuro possibile.
So che qualcuno penserà che tutto questo sia troppo ambizioso. Altri diranno che non serve a niente.
Per noi, invece, significa tracciare comunque un percorso utile, al di là dell’esito finale. Il risultato conta, certo. Ma conta ancora di più il cammino, le relazioni che si attivano, le domande che si aprono.
È così che immaginiamo la crescita di una comunità.
Candidarsi significa pensare un po’ più in grande, non per vanità, ma per responsabilità: verso il passato che abbiamo ereditato e verso il futuro a cui dovremo rendere conto.
ph: Capua e il Volturno, di Marco de Persis
Giuseppe Bellone
Architempo ETS – direttore artistico Capua il Luogo della Lingua festival



